
Museo di Villa Giulia. Disegno progettuale dell'allestimento Minissi. 1953-54.
Negli anni ’50 il Museo di Villa Giulia fu interessato da sostanziali modifiche degli spazi espositivi, divenuti inadeguati e saturi di materiali archeologici.
L’allora direttore della Soprintendenza alle Antichità dell’Etruria meridionale, Renato Bartoccini, data l’impossibilità di acquisire terreni limitrofi per ampliare la struttura, decise di intervenire sulle volumetrie interne, grazie ai progressi compiuti dalla museografia nel dopoguerra.

Museo di Villa Giulia. Disegno progettuale dell'allestimento Minissi. 1953-54.
Il progetto del nuovo allestimento fu affidato a Roberto Vighi (1908-1993) per gli aspetti archeologici e all’architetto Franco Minissi (1919-1996), che ideò nuove soluzioni per aumentare la superficie espositiva e rendere ottimale la visione del materiale archeologico esposto.
Grazie all’inserimento di ballatoi nelle due ali annesse alla villa rinascimentale tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 fu possibile creare un percorso continuo che, nella disposizione delle collezioni, rispettasse l’originale criterio topografico.

Museo di Villa Giulia. Disegno progettuale dell'allestimento Minissi. 1953-54
I preesistenti espositori lignei vennero eliminati e sostituiti con nuove vetrine, di varie forme, tutte caratterizzate dalla trasparenza degli elementi costitutivi, realizzati in materiali al tempo all’avanguardia, come il perspex e il ferro, che permettevano di ridurre all’essenziale l’interferenza con il materiale esposto.
La vetrina in foto (5), ad esempio, fu concepita come un vano in cui il visitatore poteva introdursi per ottenere una visione da tutte le angolazioni degli oggetti che apparivano come sospesi; lo spazio era determinato dai reperti stessi, illuminati da una diffusa luce artificiale nascosta nel controsoffitto della vetrina.

Museo di Villa Giulia, ala meridionale, sala 26. 1960. Archivio fotografico ETRU. Autore: Aleandro Anchora
I materiali che non necessitavano di una visione integrale vennero, invece, sistemati nelle vetrine a muro.
Fu realizzato un apparato didattico-esplicativo delle opere ben più ricco e dettagliato di quello che accompagnava la precedente sistemazione delle sale espositive.
Il 6 aprile 1955 fu riaperta l’ala nord, dove erano esposti i reperti dell’Etruria meridionale ad eccezione di quelli di Veio e di Tarquinia.

Museo di Villa Giulia, ala meridionale, sala 26. 1960. Archivio fotografico ETRU. Autore: Aleandro Anchora
Successivamente, il 20 maggio del 1959, fu inaugurato il salone dell’emiciclo, che raccoglieva le ceramiche della collezione Castellani; solo nel 1960, fu infine aperta al pubblico l’ala sud che accoglieva i reperti provenienti dall’Afro falisco, dal Latium Vetus e dall’Umbria.
Molti archeologi si sono in seguito espressi criticamente sull’allestimento Minissi, ancora oggi visibile, essendo rimasto sostanzialmente inalterato, nelle sale 14-20 del Museo.
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